Alla vigilia della conclusione dell’XI Corso della Scuola Studenti con le Stellette, un dialogo con due protagonisti dell’esperienza
Una settimana può bastare per cambiare il modo di guardare il mondo? È una delle domande che viene spontaneo porsi arrivando alla conclusione dell’XI Corso “Libertà” della Scuola Studenti con le Stellette.
In questi giorni la redazione di SERENZA INFORMA ha avuto la possibilità di conoscere più da vicino questa esperienza, entrando in contatto con gli allievi, con alcuni ex-allievi e con chi ogni anno dedica tempo ed energie alla realizzazione del corso.
Un'esperienza che, osservata dall'esterno, potrebbe essere facilmente ricondotta all'uniforme, alla marcia e alla disciplina. Ma che, conoscendola più da vicino, mostra un progetto educativo molto più articolato.
A raccontarlo sono Leonardo Mazza e Marta Pucci, che abbiamo incontrato alla vigilia della conclusione del corso.
«La prima cosa è andare oltre l'apparenza»
Leonardo, Marta, partiamo proprio da qui: che cos'è davvero la Scuola Studenti con le Stellette?
È una domanda importante, perché spesso chi osserva questa esperienza dall'esterno si ferma all'immagine dell'uniforme o alla presenza di elementi che richiamano il mondo militare.
Ma SCS non è l'Esercito e non è una scuola militare.
È una scuola di formazione civica in stile militare, fondata sui valori della Costituzione. L'uniforme e alcuni aspetti della disciplina appartengono alla metodologia utilizzata, ma rappresentano soltanto una parte dell'esperienza.
L'obiettivo è molto più ampio: offrire ai ragazzi una settimana nella quale possano confrontarsi con attività, persone e situazioni diverse, sviluppando responsabilità, autonomia, capacità di collaborazione e senso civico.
«L'uniforme mette tutti sullo stesso piano»
L'uniforme è probabilmente l'aspetto che colpisce maggiormente chi guarda da fuori. Qual è il suo significato per voi?
L'uniforme può generare emozione e orgoglio nei ragazzi, ma soprattutto contribuisce a creare un senso di appartenenza e di responsabilità.
Quando la indossano, i ragazzi si trovano tutti sullo stesso piano. Non conta chi sei, da dove vieni o quale ruolo hai nella vita quotidiana.
Conta il gruppo.
E questo significa anche imparare a non essere indifferenti davanti alle difficoltà degli altri. Se un compagno rimane indietro, non lo si lascia indietro.
È un principio che ritroviamo anche nella marcia.
«Marciare non significa semplicemente imparare a marciare»
Proprio la marcia è un altro elemento che può essere facilmente frainteso.
Sì. La marcia è soltanto una piccola parte dell'intera esperienza.
Il suo valore è soprattutto educativo e di gruppo. Non significa semplicemente imparare dei movimenti o rispettare una formazione.
Significa imparare a collaborare.
Non basta fare bene la propria parte: bisogna anche guardare chi cammina accanto a noi, capire se qualcuno è in difficoltà e fare in modo che nessuno rimanga indietro.
È una metafora molto concreta di quello che dovrebbe essere un gruppo.
«Non è politica: è imparare a pensare con la propria testa»
Un altro tema spesso associato erroneamente a esperienze di questo tipo è quello politico.
SCS è apolitica e apartitica.
Non viene chiesto ai ragazzi di aderire a un'idea politica, ma esattamente il contrario: viene chiesto loro di pensare con la propria testa.
La libertà, in questo senso, non è soltanto una parola inserita nel titolo del corso. È la possibilità e, allo stesso tempo, la responsabilità di formarsi un'opinione, di interrogarsi e di non accettare automaticamente ciò che viene detto.
Andare oltre le apparenze significa proprio questo: conoscere prima di giudicare.
«Non insegniamo ai ragazzi ad andare in guerra»
Il richiamo al mondo militare può alimentare anche l'idea che si tratti di una preparazione alla guerra.
Ma non è questo lo spirito del corso.
I partecipanti sono ragazzi delle scuole superiori che scelgono di vivere un'esperienza diversa, nella quale possono acquisire competenze e costruire relazioni.
Si parla anche di impegno civico e si affrontano temi legati alla Costituzione e alla società, ma proprio per questo è importante distinguere il concetto di educazione alla cittadinanza da quello della preparazione militare.
Comprendere la pace significa anche confrontarsi con le ragioni dei conflitti, conoscere e discutere.
Una settimana tra formazione, sport e relazioni
Che cosa succede concretamente durante il corso?
La settimana comprende lezioni, corsi, esercitazioni, attività sportive, competizioni e momenti di confronto.
Non tutte queste attività hanno un rapporto diretto con il mondo delle Forze Armate.
È proprio la varietà dell'esperienza a renderla significativa. I ragazzi vengono messi nelle condizioni di uscire, almeno per qualche giorno, dalla loro quotidianità e di confrontarsi con un ambiente nel quale devono imparare a organizzarsi, rispettare regole, collaborare e assumersi responsabilità.
Ma c'è un altro elemento che, alla fine della settimana, emerge forse più di tutti: la dimensione umana.
«SCS è anche amicizia e solidarietà»
Nel corso della nostra esperienza abbiamo avuto modo di parlare non soltanto con gli allievi dell'XI corso, ma anche con alcuni ex-allievi, persone che, nonostante il passare degli anni, continuano a tornare e a partecipare alla vita della Scuola.
È forse uno degli aspetti più significativi.
Perché tornare ogni anno dopo aver concluso il proprio corso?
Le risposte che arrivano dagli ex-allievi parlano soprattutto di legami, amicizia e appartenenza.
«Una delle migliori esperienze della mia vita».
«Mi ha aperto la mente e il cuore. Mi mancate tutti».
«Siete come una seconda famiglia. Una settimana è troppo poca».
Sono parole che raccontano un'esperienza che, per chi la vive, sembra andare ben oltre i sette giorni del corso.
«Il coraggio di scegliere un'esperienza diversa»
C'è anche un altro aspetto: la possibilità che questa esperienza venga giudicata senza essere conosciuta.
È vero. Partecipare a un'iniziativa come questa significa anche avere il coraggio di fare una scelta che può non essere immediatamente compresa da tutti.
Ma proprio questo può diventare parte del percorso educativo.
Pensare fuori dal coro, non fermarsi alle apparenze, avere curiosità e voler conoscere prima di giudicare sono elementi fondamentali.
L'obiettivo non è insegnare ai ragazzi che cosa devono pensare, ma fornire loro strumenti per comprendere meglio il mondo che li circonda e, possibilmente, contribuire a migliorarlo.