Dalla tutela dei diritti alla dignità del lavoro: l’intelligenza artificiale impone regole e responsabilità.
Servono delle leggi, chiare, per tutelare e preservare gli utenti della rete, ovvero tutti quanti noi, da ogni genere di sfruttamento da parte dell’intelligenza artificiale. È questo il senso del messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto ai legislatori, a livello internazionale, su un tema che riguarda – chi più e chi meno – ciascuno di noi: l’utilizzo dell’IA, per dirla, in sigla, in italiano, oppure della AI, all’inglese. Il messaggio del Santo Padre è stato rivolto direttamente ai partecipanti al XVII incontro annuale dell'International Catholic Legislators Network. Il Papa ha parlato di “forma sottile di dominio quando gli algoritmi decidono chi è visto e chi rimane invisibile, quando le piattaforme digitali plasmano il discorso pubblico senza alcuna responsabilità e quando la dignità dei lavoratori è subordinata all'ottimizzazione dei sistemi”.
E ha aggiunto: “Una legislazione solida dovrebbe incoraggiare la creatività scientifica e tecnologica, salvaguardando al contempo i diritti e le libertà fondamentali dell'uomo. Dovrebbe proteggere gli utenti dallo sfruttamento, preservare la privacy personale, garantire la trasparenza nell'uso delle tecnologie emergenti e assicurare che rafforzino le istituzioni democratiche”. E, ancora: “Il rapido sviluppo dell'intelligenza artificiale rischia di creare nuove forme di dipendenza tecnologica, con le nazioni più povere sempre più dipendenti da quelle più ricche. Dobbiamo rimanere vigili a questo riguardo, affinché l'innovazione non diventi un altro strumento di colonialismo ideologico o economico”.
Insomma, un appello chiaro perché si faccia qualcosa, prima che – anche su questo tema – sia troppo tardi: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sta diventando predominante in tanti campi e, sebbene nell’impiego comune sia ancora relegata principalmente a un mero impiego di tipo consultivo, con risultati più ragionati e forse meno freddi di quelli che ci fornivano i motori di ricerca, sono tante le aziende e le realtà economiche che la stanno guardando come possibile strumento di lavoro e, inevitabilmente, di investimento e di guadagno. Tutto ciò però non deve andare a discapito dell’essere umano, del suo personale apporto professionale, della sua dignità.
In una recente intervista al New York Times, il patron di Microsoft Bill Gates si è detto sorpreso dai progressi dell’intelligenza artificiale, spingendosi in commenti e giudizi che si sono discostati dal generale ottimismo su questo tema nell’ambito della Silicon Valley. Gates ha parlato di pericoli dell’intelligenza artificiale e di come la loro gestione “dovrebbe essere la massima priorità nel mondo”, definendo l’IA “lo strumento più pericoloso mai inventato”. E se anche un personaggio del calibro di Bill Gates si sbilancia con tali termini, significa indubbiamente che la questione IA potrebbe scapparci di mano. E, come ha fatto capire il Santo Padre, non dobbiamo farci trovare impreparati ma, semmai, agire in maniera preventiva per il bene dell’intera umanità.
Fabio Conti
Foto di copertina realizzata con supporto AI da eRreVierRe communication. L’immagine è puramente illustrativa, non rappresenta la reale situazione descritta nell’articolo ed è utilizzata esclusivamente a scopo narrativo e di accompagnamento al testo.