Una settimana alla Scuola Studenti con le Stellette raccontata dalla redazione: incontri, parole e una lunga conversazione nata quasi per caso e arrivata fino a parlare di educazione, giovani e libertà

Quando una conversazione continua oltre l'orario previsto

Mentre stiamo ancora parlando, la guardiola controlla le uscite e i rientri.

Gli ufficiali e gli addetti del gruppo di comando hanno ormai concluso il loro lavoro. Anche la reception dell'Università E-Campus, che in questi giorni ha ospitato la Scuola, si avvia alla chiusura.

E noi siamo ancora lì.

La conversazione era iniziata qualche ora prima, nella sala mensa, durante la cena con la stampa organizzata dal Comandante della Scuola, Cav. Dott. Carlo Angelo Orpheo Colombo.

Una cena che avrebbe potuto concludersi con i saluti di rito.

Invece è diventata l'occasione per continuare a parlare.

Restano i ruoli, naturalmente. Restano gli incarichi e quel doveroso “lei” che accompagna il rapporto istituzionale.

Ma, a un certo punto, la formalità lascia spazio alla curiosità di conoscersi e di capire.

Con il Comandante e il Cappellano della Scuola, don Donato, il discorso comincia a spostarsi.

Dalla Scuola si passa ai ragazzi.

Dai ragazzi all'educazione.

Dall'educazione alle regole.

Dalle regole al rispetto.

E dalle regole e dal rispetto si arriva inevitabilmente a una domanda più grande: che cosa significa educare un giovane alla libertà?


Da dove nasce davvero la Scuola?

È proprio ascoltando il racconto del Comandante che comprendiamo qualcosa in più dell'origine del progetto.

La storia comincia lontano da un'aula scolastica e lontano da una caserma.

Nasce dal rapporto con una comunità per minori, frequentata insieme ad alcuni amici, dove erano presenti ragazzi con situazioni familiari, sociali e comportamentali complesse.

Il Comandante era tutore di uno di quei ragazzi.

In quel contesto gli veniva chiesto anche di parlare ai giovani di Costituzione, educazione civica, diritti e doveri.

Ma a un certo punto, racconta, arriva una domanda.

Una domanda semplice e insieme profondissima:

Perché aspettare che i ragazzi arrivino a vivere situazioni difficili? Perché non provare prima a educare i giovani alla responsabilità, al rispetto delle regole, dei doveri e della legge?

È da questa riflessione che prende forma un'idea.

Non limitarsi a intervenire quando una situazione è già diventata problematica, ma provare a lavorare prima, sulla formazione dei giovani.

È una prospettiva che cambia anche il modo di guardare la Scuola Studenti con le Stellette.

Perché dietro la divisa, la disciplina, le attività e la marcia c'è un progetto che nasce da una domanda educativa.


E allora si comincia a parlare di educazione

La conversazione continua.

E, quasi naturalmente, il discorso diventa personale.

Siamo tutti e tre, più o meno, della stessa generazione.

E questo fa riaffiorare ricordi.

Si parla del cardinale Carlo Maria Martini, della sua attenzione alla formazione, della “Scuola della Parola”, dell'educazione alla verità come strada verso la libertà.

Si parla della Cattedra dei non credenti, di confronto e dialogo.

E, soprattutto, si torna indietro nel tempo.

Alla scuola che abbiamo frequentato.

Alle esperienze vissute da giovani.

Agli oratori.

Ai nostri parroci di allora.

A quelle figure educative che, spesso senza che ce ne rendessimo pienamente conto, ci hanno trasmesso qualcosa che ancora oggi sentiamo il dovere di trasmettere a nostra volta.

Forse è proprio questo il punto d'incontro inatteso della serata.

Una Scuola che parla di giovani e di educazione finisce per far parlare anche noi della nostra educazione.


«Siate buoni cristiani e onesti cittadini»

Quando ormai è molto tardi, è don Donato a riportare la conversazione a una frase che sembra racchiudere bene il senso di quanto ci siamo detti.

Una frase di San Giovanni Bosco:

«Siate buoni cristiani e onesti cittadini».

È una frase semplice, ma che apre una riflessione enorme.

Perché educare non significa soltanto trasmettere conoscenze.

Significa aiutare una persona a diventare capace di stare nel mondo, di riconoscere ciò che è giusto, di rispettare gli altri, di assumersi responsabilità.

Fede, educazione e impegno civile, nella visione educativa di don Bosco, non sono dimensioni necessariamente separate.

Essere un buon cittadino significa anche rispettare le regole, lavorare con onestà, avere attenzione per la propria comunità e contribuire alla convivenza.

Ed è difficile non trovare, in queste parole, un collegamento con ciò che abbiamo ascoltato raccontando l'esperienza della Scuola Studenti con le Stellette.


La libertà non è fare ciò che si vuole

Forse è anche per questo che, arrivati alla conclusione dell'XI Corso, il titolo “Libertà” ci sembra ancora più significativo.

Perché la libertà, se vuole essere autentica, non può essere soltanto assenza di vincoli.

È anche consapevolezza, responsabilità, capacità di scegliere e rispetto della libertà degli altri.

E allora una settimana dedicata ai giovani, alle regole, alla disciplina, alla Costituzione e alla cittadinanza può essere letta anche in questa prospettiva.

Non come un esercizio di obbedienza fine a se stesso.

Ma come un tentativo di fornire ai ragazzi alcuni strumenti per affrontare il mondo.


Il nostro incontro con la Scuola

Quando SERENZA INFORMA ha iniziato a seguire questa settimana, volevamo semplicemente raccontare un'esperienza.

Abbiamo incontrato il Comandante.

Abbiamo parlato con don Donato.

Abbiamo conosciuto gli allievi.

Abbiamo ascoltato gli ex-allievi che, nonostante il passare degli anni, continuano a tornare.

Abbiamo raccolto racconti, impressioni, emozioni.

E abbiamo scoperto che dietro ciò che si vede c'è molto di più di ciò che appare.

È proprio questo, in fondo, ciò che vorremmo lasciare al lettore.

Non una difesa della Scuola e nemmeno un giudizio.

Piuttosto, un invito.

L'invito a conoscere prima di giudicare.

A fare domande.

Ad ascoltare.

A scoprire le ragioni per cui qualcuno sceglie di dedicare una settimana della propria estate a un'esperienza come questa.


La cordialità che apre la porta alla conoscenza

C'è poi un ultimo elemento che, come redazione, sentiamo il bisogno di raccontare.

La cordialità.

Quella che abbiamo trovato nel confronto con chi organizza la Scuola e che ha permesso a una conversazione nata in un contesto istituzionale di trasformarsi in un dialogo autentico.

Perché è proprio quando cadono, almeno per qualche ora, le distanze dei ruoli che diventa possibile scoprire quanto siano comuni alcune domande.

Come si educano i giovani?

Come si trasmettono valori?

Come si insegna il rispetto?

Come si educa alla libertà?

Come si aiuta un ragazzo a diventare un adulto consapevole?

Sono domande che non appartengono a una divisa, a un'associazione o a una particolare esperienza.

Sono domande che riguardano tutti.

E forse è proprio questa la scoperta più interessante che SERENZA INFORMA porta con sé alla fine di questa settimana.


Una settimana che finisce, un dialogo che continua

Quando finalmente arriva il momento di salutarci, è ormai molto tardi.

La Scuola sta entrando nel silenzio della notte.

Gli allievi sono nelle loro stanze, gli ultimi addetti stanno completando il proprio lavoro e anche noi ci prepariamo ad andare.

Ma rimane la sensazione che una settimana possa essere sufficiente per iniziare un dialogo, non necessariamente per concluderlo.

Il Corso “Libertà” finisce.

Le uniformi verranno riposte.

I ragazzi torneranno alle loro famiglie, alle loro scuole, alle loro vite.

Ma se questa esperienza avrà lasciato in loro una maggiore capacità di ascoltare, di rispettare, di assumersi responsabilità e soprattutto di pensare con la propria testa, allora qualcosa di quella settimana continuerà a camminare con loro.

Ed è forse questo, più di qualsiasi altra cosa, il senso dell'educazione.

Ricevere qualcosa da chi ci ha preceduto e provare, un giorno, a trasmetterlo a qualcun altro.

È ciò che abbiamo ricevuto dai nostri educatori, dai nostri insegnanti, dai nostri parroci e dalle persone che hanno accompagnato la nostra crescita.

Ed è ciò che, in modi diversi, ciascuno di noi è chiamato a fare.

Perché una comunità cresce davvero quando ciò che ha ricevuto non viene trattenuto, ma viene consegnato alle generazioni che vengono dopo.

E forse, mentre lasciamo la Scuola Studenti con le Stellette, è proprio questa la parola che più ci rimane: Libertà.


erre.erre